Qualche tempo fa ho letto di una teoria sull’amore che mi ha colpito moltissimo, era in un libro di Paulo Coelho intitolato “Brida”. Questa teoria, ispirata alla religione e allo stile di vita buddisti, è basata sul concetto di reincarnazione, ma questo, si sa, è alla base del pensiero buddista. A seconda del “karma” accumulato durante la propria vita, una volta morti ci si può reincarnare in insetti, animali o esseri viventi; in quest’ultimo caso, proprio nel momento della reincarnazione, l’anima si scinde in due “altre parti di se” che si incarnano rispettivamente in un corpo femminile ed in uno maschile, e così per migliaia di volte. Questo, oltre ad essere un escamotage per giustificare l’aumento della popolazione mondiale, significa che nella nostra vita rischiamo di non incontrare alcuna altra parte di noi, morendo di solitudine. Oppure può capitare che se ne incontrino due, o tre, in questo caso il nostro cuore sarà eternamente diviso e saremo condannati a soffrire in eterno. Ma se incontriamo un’unica “altra Parte di noi”, beh in quel caso avremo trovato l’Amore.
Oggi si parla di amore per convenzione, di matrimonio per comodità, perché “così fan tutti”. Non è mia intenzione annoiarvi su quanto l’amore sia un sentimento fondamentale perché grazie ad esso possiamo provare emozioni indescrivib… bla bla bla. Io voglio solo fare in modo che si capisca, attraverso qualche parola, ciò che una ragazza di 17 anni, nel 2013, pensa dell’amore; e soprattutto voglio che si capisca quanto quello che noi adolescenti pensiamo o proviamo è,il più delle volte, il risultato di ciò che voi adulti ci “insegnate”.
Ho smesso di credere all’amore quando mi ha fatto paura per la prima volta. È un po’ come Dio per gli agnostici, solo che in questo caso ci sono prove della sua esistenza e sta a noi decidere se crederci oppure no. Che cosa triste, direte, a quest’età non credere all’amore. È vero, non c’è cosa peggiore perché l’adolescenza è il periodo della vita in cui viviamo forti passioni, quel periodo in cui l’ingenuità fa correre quei rischi, quelli che vale la pena di correre, quelli che lasciano un segno e, vuoi che sia una ferita o no, resterà, sempre. Le persone associano l’idea dell’amore all’eternità, in realtà (e parlo con cognizione di causa) l’amore è fugace e mi ricorda le istantanee; già la parola, “istantanea”, rimanda a qualcosa di subitaneo, veloce, qualcosa che non si può cambiare. Come quando si rispolverano le scatole piene di vecchie fotografie, e si pensa a ciò che è stato, e i brividi scorrono lungo la schiena, al solo ricordo di quelle fulminee passioni della gioventù.
Qualcuno, invece, mi ha parlato di amore come stabilità. Secondo me, al contrario, l’amore è un perfetto equilibrio di caso e caos, infatti mi chiedo come sia possibile parlare di stabilità e di equilibrio quando sono tirate in ballo tante emozioni così intense che quando si è innamorati a stento ci si riconosce.
Il punto è che sin da piccoli ci avviciniamo all’amore con film, canzoni che propugnano un ideale che poco corrisponde alla realtà. Cioè ho trascorso come minimo dieci anni della mia vita credendo di incontrare un principe azzurro, dagli occhi blu che mi avrebbe trattato quantomeno come una principessa, per poi capire che non solo questi ragazzi tanto belli quanto dolci non esistono, ma che addirittura non rappresentano il mio ideale di uomo! E non si pensi che ciò che dico sia conseguenza di qualche delusione, o di un cuore spezzato: più mi giro intorno e più vedo persone che si nascondono dietro un finto amore o – peggio – persone che hanno smesso di amarsi, che si sono annoiate della solita monotonia… “sono scelte!” penso tra me e me, “sono scelte…” . Perché in fondo ci vuole il coraggio di scegliere e anche di amare, ci vuole un coraggio immane. Ci vuole coraggio perché non è da tutti capire chi sia veramente la “Altra Parte di se”. Dopotutto io credo molto nel Destino e credo anche che ognuno di noi abbia la possibilità di cambiarlo in bene o in male, attraverso delle scelte. Siamo noi che scegliamo. Siamo, forse, noi a decidere se amare oppure no.
G.




Lascia un commento