C’è qualcuno che parla di analisi e sintesi, due procedimenti opposti che si rincorrono tracciando un ciclo infinito tra inizio e fine. Qualcun altro parla di costruzione e distruzione; ancora opposti, ancora un infinito susseguirsi di costruttori e distruttori. Qualcuno parla di tenere o lasciare. Qualcuno di aprire o chiudere. Scrivere o cancellare. Spogliare o rivestire. Gettare o raccogliere.
Mi piace vedere quale sia il senso, il peso che ognuno dà a queste azioni opposte. È incredibilmente strano vedere come le accezioni (positive o negative) che vengono attribuite a tali azioni variano da essere umano ad essere umano. Cosa è la distruzione?! La distruzione di un sogno, di un soprammobile in cristallo, di un piatto in ceramica, di un palazzo, magari con una bomba, la distruzione dell’autostima, di un’auto. E se invece considerassi la distruzione di un muro, tipo quello di Berlino?! Le sensazioni che attribuiamo a questa lista apparentemente confusa di parole sono diverse. Lo stesso si può dire della costruzione; si costruisco castelli, rapporti, ragionamenti, case, famiglie. Si costruiscono storie. Ma se i castelli fossero campati in aria?! E se le storie fossero solo illusioni?! E se ad essere costruito fosse un muro?!
Siamo così sensibili rispetto alla realtà. Percepiamo le cose in modo diverso. Ognuno con la sua modalità personalizzata di sentire e vedere le cose. È una cosa buffa. E anche triste, a tratti: si rischia di sentire la necessità di proteggersi dalla diversità altrui.

G.


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