
Meno di un mese fa, in una soleggiata giornata invernale, ero nella mia auto. Aspettavo. C’era il ticket del parcheggio appoggiato sul cruscotto. Inizio a giocarci: lo arrotolo, lo piego, lo srotolo e infine ci faccio una barchetta di carta. La mia migliore amica, seduta accanto a me, dopo aver osservato le mie mani che piegavano quel piccolo pezzo di carta, mi rivolge uno sguardo illuminato – chissà se per il riverbero del sole nei suoi occhi o per l’espressione estasiata che le aveva colorato il volto – ed esclama ‘Sai che ho scordato come si fanno le barchette?!’.
Allora prendo dei fogli di carta e, nell’attesa, facciamo due barchette di carta, una io e una lei.
Quelle barchette sono rimaste sul mio cruscotto fino ad ora: essendo fatte di carta sono molto leggere quindi, anche quando percorro le curve ad alta velocità, si spostano di poco, ondeggiando, come se fossero in mare.
Ogni volta che le guardo, mi ricordo di quella mattina. Fu un giorno particolarmente strano, come molti di quelli che poi sono succeduti. Fatto sta che quelle barchette mi hanno acceso una lampadina, facendomi venire una serie di idee che hanno iniziato a colorare la mia mente.
Le ho disegnate, quelle barchette, con un carboncino, su fogli che sono sparsi per la mia casa, ora. Intenta a cercare di realizzare sul foglio le stesse ombre che vedevo imbrunire le barchette, mi è venuto fuori questo disegno:

Era troppo scuro. Cercando di dare forma alla tridimensionalità della barchetta, la avevo annerita troppo, finendo per ottenere un disegno troppo nero. Commesso l’errore, ho provato a rimediare, facendo un altro disegno:

Anche il secondo disegno era poco realistico. Cercando di evitare di fare un’altra barchetta troppo scura, ne avevo ottenuta una troppo chiara, priva di profondità, piatta.

L’ultima barchetta che ho disegnato è questa .
Come per le barchette, allo stesso modo nella nostra quotidianità , non è facile cogliere sin dal primo momento le cose giuste. Bisogna prima eccedere sia nell’uno che nell’altro verso, per capire quale sia la vera sfumatura che le caratterizza.
G.


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