Alla Feltrinelli mi è capitato più volte di osservare silenziosa lo scaffale dei ‘libri ad occhi chiusi’, libri già impacchettati da scegliere guidati esclusivamente da poche parole riportate sull’ impeccabile pacchetto che li racchiude. Che poi impacchettare un libro è una cosa che ha un fascino inaudito. Un libro chiuso in un pacchetto può essere qualunque cosa. Eppure io, cliente di passaggio che immobile fisso il susseguirsi di parallelepipedi di diverse dimensioni riposti ordinatamente sullo scaffale, non vedo altro che forme simili di pesi diversi. Un parallelepipedo vale l’altro. Eppure una storia potrebbe essermi indifferente e un’altra, invece, potrebbe cambiarmi la vita.
Ho aspettato un po’ prima di scrivere. Ho aspettato il momento giusto, quello malinconico, quello carico di emozioni, ho aspettato, invano, che le cose si sistemassero o che diventassero familiari. Ci sono stati molti momenti cupi finora ma nessuno come questo : così consapevole, così lucido.
Non è facile. E’ la risposta automatica che il mio cervello trasmette alle mie corde vocali alle solite domande. E’ la risposta che mi sono data più volte con meno consapevolezza, quella che ci si aspetta di sentire, ma non la si capisce mai abbastanza.
Quando ero piccola giocavo ad un gioco in cui bisognava muovere Scooby-Doo verso destra e sinistra in modo da fargli prendere la maggiore quantità possibile di cibo che cadeva a pioggia dall’alto verso il basso. La mia pioggia di faccende, libri, cose nuove, cucina, chiamate, social network è molto fitta e non c’è nessuno a muovermi abbastanza velocemente da riuscire a prendere tutto. E’ normale, mi dicono. E’ normale, mi dico.
A volte mi chiedo se è normale anche essere così sensibile rispetto alle cose; mi chiedo se sono normali gli occhi lucidi, la costante paura di essere scordati, o di non riuscire a costruirsi un mondo in cui abbandonarsi, un mondo fatto di tramonti, di castelli fluttuanti, di cigni di carta che prendono vita alla fermata dell’autobus, in cui riuscirsi a sentire all’altezza delle scelte fatte.
E’ solo che vorrei un tramonto spensierato, una notte costernata di stelle e costellazioni inesistenti e le confessioni assonnate nel lettone del sabato notte.


G

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