The comeback

Una delle svariate cose a cui penso almeno una volta al mese mentre scorrono sotto di me chilometri di binari alla velocità di 292 km/h è ‘ma sarò ancora in grado di guidare dopo questi mesi di astinenza?!’. Capita che questi pensieri vengano momentaneamente accantonati, per poi rifarsi vivi quando, assuefatta dal ritorno a quella che era sempre stata la mia quotidianità, penso a dove poter trovare le chiavi della macchina che erano sempre state nel mio zaino, prima,  penso di aver dato per scontato che la mia auto fosse a casa e alla possibilità che mio fratello l’abbia già  presa. E così…caccia alle chiavi, ricerca dell’auto nella stradina dietro casa, sincronizzazione della mia playlist con lo stereo, metto in moto. Perdincibacco! So ancora accederla.
Prima.
 Frizione.
Accelerazione.
Frizione.
Seconda.
Piede sull’acceleratore.
Incrocio.
Frizione.
Freno.
Cerco una canzone, quella giusta.
Si, so ancora guidare. Dicono che non ci si scorda come si va in bici, né come guidare l’auto. Si dicono tante cose ma chissà quante, in realtà, sono vere. A ogni ritorno, a ogni partenza posso constatare quanto velocemente si evolvono la cose e chiedermi se in realtà sono le cose, le situazioni a cambiare, oppure se quella che cambia sono io, i miei occhi, il mio modo di percepire il mondo e le persone.
È vero, so ancora guidare, ma ho l’impressione di urtare le auto parcheggiate ai lati della strada, ho perso la cognizione degli spazi della mia macchina e non sfreccio più veloce come prima: devo rallentare perché mi manca quella dimestichezza che solo la pratica continua ti assicura.
Ecco come mi sento.
La mia auto resterà sempre uno dei miei rifugi, quello che arredo con le mie note stonate, il mio guardaroba e stanza delle necessità,  solo che ogni volta che torno è difficile farle capire che sono sempre la stessa e faccio fatica a ricordarmi come fare a sentirmi me stessa e a mio agio lì dentro.

G

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