questo eterno nostro incespicare

È arrivato. Quel momento che ho provato ad evitare con mille trucchetti è qui, vestito del suo abito migliore, pronto a portarmi via un gran bel pezzo di cuore. Metto per l’ultima volta i piedi nelle case in cui ho trascorso i migliori momenti di questi ultimi due anni, ormai ridotte ad un mucchio di vuoto, saluti e scatoloni.Chiudo gli occhi e mi riporto indietro nel tempo. Questo presente non mi piace. I saluti non mi piacciono. I cambiamenti non mi piacciono. Non mi sono mai piaciuti.
Con gli occhi chiusi e la mente rivolta al passato va molto meglio. Sento il caldo del sole sulla pelle e il venticello che soffia a Villa Spada, una birra, un panino e l’amicizia. Sono al cinema, fuori piove, guardiamo un film in bianco e nero, quelli che piacciono a Laura. Ora sono al Macondo, faccio la fila per un Disaronno Sour, anzi due, gli altri sono fuori, qualcuno fuma e qualcuno racconta storie, la matita contorna gli occhi e il rossetto le labbra. È venerdì e faremo tardi.
Apro gli occhi. Il presente mi si piazza davanti e non posso non guardarlo. Osservo inerte i cambiamenti che si stanno avvicinando, ognuno dei miei pezzi di cuore proiettati verso un futuro orgiastico e stimolante, forse un po’ lontano dal mio. Cosa sarà questa città senza le persone che l’hanno accesa dei colori e intrisa delle emozioni che mi porto dentro? Non lo so. Stretta al cuore. Lacrime trattenute. No, non ha senso trattenerle, sono sola, non mi vede nessuno se piango come una bambina.
Un giorno, assopite e intontite per aver ceduto alle tradizioni ed alle usanze della R’esistenza, camminavamo a zig zag sui sassolini del Pratello. Sentimmo qualche nota di Guccini. Laura, mi ricordo che tendesti l’orecchio per sentire meglio e, appena riconosciuta la canzone, mi dicesti che pensavi sempre a noi quando la ascoltavi. Era “Quattro stracci” la canzone. E tu mi dicesti che eravamo proprio noi ad essere fiere di questo nostro sognare, di questo eterno nostro incespicare e che ridiamo in faccia a quello che cerchiamo e che mai avremo.
Assopita o no, io, questa cosa, è difficile che me la scorderò.
Cos’altro mi resta da dire ? Dove posso trovare le parole giuste per esprimere la mia gratitudine per avermi assecondata, amata, sostenuta, per avermi insegnato la pazienza, la tenacia, la follia, il lasciarsi andare, ad aspettare ed a rincorrere le cose che voglio ?
Non lo so.
So solo che mi mancherete. Nelle piccole e nelle grandi cose dei miei giorni. Mi mancherete tra i banchi e per le strade, mi mancherete a pranzo e pure a cena, dietro il display del PC e dietro lo schermo di una sala proiezioni. Nei miei giorni, ora, ci sarà un vuoto incolmabile.

Arrivederci !

G.

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