fili invisibili

Treno. Guardo attraverso una vetrina il paesaggio innevato che corre verso di me. È l’ultimo, per il momento, di una lunga serie di treni che negli scorsi trenta giorni mi hanno portata a destinazione. Qualche volta a casa e qualche altra lontano da casa, qualche volta incontro al mio destino e qualche altra lontano dal mio passato.
Pensare a Bologna come passato è una cosa che non ho mai fatto prima di mettermi a scrivere questa lunga nota dal sediolino in fondo al vagone. La mia vita lì è ancora così vivida nella mia mente che faccio fatica a discernerla dal mio presente. Le mie abitudini, la vista dalla mia finestra, il disordine cronico della mia stanza, la costante irregolarità dei miei giorni… tutte queste cose intingono la mia mente e si insinuano nel mio presente. Non riesco a liberarmene. O forse non voglio liberarmene.
Sono così affezionata a questa sregolatezza ed agli affetti che le appartengono che li ho rincorsi in giro per l’Europa ed una volta raggiunti mi sono resa conto che mi apparterranno sempre ed io apparterró sempre a loro, qualunque sia la direzione che sia io che loro siamo destinati a seguire. Non è scontata la persistenza di questi fili invisibili tesi ad unire persone così lontane. Sono pur sempre fili che, se tirati troppo, rischiano di rompersi, esattamente come è accaduto ad alcuni di quelli che avevo sempre ritenuto resistenti.
Cambio di prospettiva.
Il paesaggio è sempre innevato ma è immobile ed io lo osservo dal punto più alto della città. Nessun vetro mi separa dal vento gelido che accompagna la neve. Il destino ha cambiato ancora le carte in tavola ed ha trasformato i miei ricordi del passato in realtà. Il passato ridiventa presente, mi affaccio alla finestra della mia stanza perennemente in disordine e vedo la mia vista preferita, vivendo quella vita sregolata che in fondo non è altro che un gigantesco ed irrimediabile errore.
Non sono pronta a lasciare tutto questo e probabilmente non lo sarò mai. Ma d’altronde chi è che si sente pronto ad affrontare un esame per cui magari ha studiato anche di notte? O a fare in pubblico quel discorso provato e riprovato infinite volte davanti ad uno specchio di una stanza solitaria? Quale mamma si sente pronta per il parto o per crescere una creatura appena nata senza commettere errori? Quale paziente è pronto per l’intervento? Chi di noi è pronto a perdere qualcuno?
Il punto è che quando si tratta di questioni importanti o decisive, per quanto possa sforzarmi, è difficile essere preparata alle forti emozioni che le accompagnano. Non ero preparata alla gioia che tutti questi anni, queste persone e questi luoghi mi avrebbero regalato e non ero preparata nemmeno al dolore causato dalla fine, dai rifiuti, dai “non sei abbastanza” e dai “no”.
No. Continuo ad essere convinta di non essere pronta a lasciarmi alle spalle tutto questo. Ma non ho altra scelta. Non ci sono alternative. Sarò forte, ancora una volta. Annegheró nel dolore ancora infinite volte. Ma magari così, altrettante infinite volte, sarò felice, rideró a crepapelle, amerò e sarò amata ancora più forte rispetto al passato.

2 risposte a “fili invisibili”

  1. Ciao. Mi riempi il cuore di gioia. Sono felice che leggi i miei post ma soprattutto che provi a comprendermi. Mi piace pensarti come la mia lettrice silenziosa ma sarei felice di sapere chi sei, visto che mi risulti “unknown”Ti mando un abbraccio 🙂

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  2. Ho sempre letto il tuo blog da quando ho iniziato a seguirti su instagtam (così ho scoperto il tuo blog XD) , sono sempre stata una lettrice silenziosa, non volevo risultare invadente… ma questo, credo che sia uno dei post più belli che hai scritto! Leggo tra le righe una nuova”Gaia” più forte, più consapevole e più coraggiosa e posso esserne soltanto felice! Sono felice per te, sono felice per quello che stai diventando! Hai ragione nel dire non ci sentiremo mai pronti ma bisogna avere il coraggio di affrontare, in ogni caso, le situazioni che abbiamo davanti!Sei grande Gaia e ti voglio bene davvero! Adesso ritornerò ad essere la tua lettrice silenziosa 🤣❤!

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