la Morte

Sconsiglio vivamente a chi è molto sensibile a questo argomento di proseguire con la lettura di questo post.

 Non ho paura di chiamarla con il suo nome. Ho un po’ paura di affrontare il freddo che lascia, consapevole di non poter strappare alle sue grinfie ciò che ha deciso di prendere con sé. Si, perché l’assenza di una persona distante è molto diversa dall’assenza permanente di qualcuno che non c’è più. Faccio fatica a trovare la parole, sembrano essersi nascoste nel labirinto di dolore che c’è dentro di me. Quindi mi tocca trovare la strada verso ognuna di loro così che in queste pagine io possa dare vita… si, proprio a lei, alla morte. Ero una bambina quando per la prima volta ho indirettamente sentito il suo peso; dico indirettamente perché si era fermata proprio al banco accanto al mio ed io, ingenua ed inesperta, non ho mai trovato le parole giuste per alleviare il dolore che avrebbe lasciato. Avevo un po’ paura, anzi no, che dico (?), avevo un bel po’ di paura e questa paura mi ha sempre accompagnata, senza invadere troppo la mia vita, in punta di piedi a ricordarmi che l’immortalità esiste solo nei film di Marvel e nella perseveranza degli autori di Beautiful. Ed oggi eccola qui, fuori dalla mia porta, inaspettata, fredda e pronta a stroncare la sua acerrima nemica. La vita.

Il senso di vuoto, l’odio, la debolezza, la fragilità, le lacrime, l’arrendevolezza, la confusione che la morte lascia sono tutt’ora indescrivibili. Quello che non farò stavolta sarà avere paura di affrontare il vuoto, l’odio, la debolezza, la fragilità, le lacrime, l’arrendevolezza e la confusione perché lasciarsi invadere da tutto ciò sarà il modo migliore di essere coraggiosa.

 Riposa in pace G

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