la delicatezza della mente

Hai proprio una bella pancia però accumuli tutto sulle gambe. Prova questa tisana, tra due giorni mi chiamerai per ringraziarmi. Ha esordito così una  nuova ragazza del centro estetico in cui mi reco per ridarmi una dignità, ogni tanto. Ha esordito con il tentativo di promuovere un oggetto che una persona trascurata come me non avrebbe mai comprato in alcuna delle dimensioni dell’universo, generando nella mia mente un rimbombo di parole che faceva così: accumuli, gambe, ritenzione, accumuli, gambe, ritenzione, gambe. Mi sono trascinata questo rimbalzare di parole insieme alle mie borse pesanti fino alla mia camera dove poi, un po’ sopraffatta da tutta quella pesantezza, ho scaraventato per terra ogni cosa. La borsa del pc. Le borsa col pranzo. La borsa con la maglietta del lavoro. Le converse. I jeans. Ho aperto l’anta del mio armadio che ha lo specchio ed ho rivolto lo sguardo verso l’immagine che mi spaventa più di qualunque altra e che apprezzo meno di qualunque altra. Il mio riflesso. Il mio corpo. Ho socchiuso gli occhi, li ho riaperti e li ho spostati verso il basso, lasciando che lo sguardo si adagiasse sulle forme che giacevano più in basso delle mutande bordeaux per un tempo che è durato quanto l’eco di quelle parole nelle mie tempie. Ho afferrato l’anta e l’ho accostata con un’inverosimile delicatezza all’armadio, ponendo fine a quello spettacolo che nemmeno avevo intenzione di iniziare.

Non amo il mio corpo.

A volte le persone usano con superficialità un’arma potente, le parole, senza immaginare o senza fermarsi a pensare quali possano essere i loro effetti sull’interlocutore. Non sempre il tacito accordo stretto tra i noi stessi ed i nostri corpi è così tacito, anzi spesso più che tacito è teso come l’elastico di trappola per topi. E, non so a voi, ma a me è capitato più volte di rimanerci intrappolata.

Ed io, alla fine, l’ho pure comprata la cazzo di tisana.

 

G.

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