In Giappone quando una ciotola di ceramica si frantuma, la ricostruiscono riattaccando i suoi cocci con oro colato. Così la ciotola che era così bella nella sua perfezione, diventa imperfetta. Questa pratica è chiamata Kintsugi e significa letteralmente “riparare con l’oro”. Mi sembra un po’ mainstream il titolo di questo post, un po’ come la scritta Resilienza tatuata sul polso, sia chiaro, non voglio offendere i miei lettori che vantano questa cicatrice, ma voi sapete cosa è la resilienza? Immagino di sì. Io per esempio mi ci sono imbattuta per la prima volta quando, agli ultimi banchi delle aule di ingegneria di Agnano, ascoltavo incuriosita le chiacchiere di una delle controfigure di Robert Downey Jr che, chissà come mai, si trovava a fare lezioni di Scienza e Tecnologie dei materiali ad una platea di umani più o meno convinti di ciò che stavano facendo. Ci spiegava, tra una chiacchiera e l’altra, che la resilienza è la quantità di energia (in Joule) che può essere assorbita per unità di volume (m³) da un corpo, prima che questo si rompa. In pratica, la sua capacità di sopportazione. Un concetto a mio avviso un po’ cupo, un po’ sopravvalutato e sicuramente da molti del tutto travisato (ma chi sono io per giudicare? nessuno).
Quando prima dicevo che la ciotola dopo essersi rotta ed essere stata riparata diventa imperfetta, ho omesso un dettaglio, essa diventa più preziosa. Non meno bella, semplicemente diversa.
Allora mi immagino Eva che, spolverando il suo servizio di ceramica da occasione speciale che ha tirato fuori perché a cena stasera c’è anche Greta e su di lei vuole fare una buona impressione, si lascia sfuggire di mano la ciotola da insalata, quella con i fiori di ciliegio, che si infrange violentemente contro il pavimento. Un secondo prima, la ciotola impolverata fa da tela allo sbocciare dei boccioli di ciliegio, un secondo dopo ogni suo petalo giace frantumato su un coccio diverso. Un secondo prima tutto a suo modo è perfetto, un secondo dopo, la rottura irrimediabile. Ineluttabile. Mi immagino Eva raccogliere i cocci e riporli in una pattumiera, rassegnata a dover fare a meno della ciotola a cena ma comunque sollevata all’idea di poter penetrare del pozzo degli occhi di Greta tra una forchettata e un’altra.
Poi mi immagino Hisaki che, spolverando il suo servizio di ceramica da occasione speciale che ha tirato fuori perché a cena stasera c’è anche Fujiko e su di lei vuole fare una buona impressione, si lascia sfuggire di mano la ciotola da riso, quella con i fiori di ciliegio, che si infrange violentemente contro il pavimento. Un secondo prima, la ciotola impolverata fa da tela allo sbocciare dei boccioli di ciliegio, un secondo dopo ogni suo petalo giace frantumato su un coccio diverso. Un secondo prima tutto a suo modo è perfetto, un secondo dopo, la rottura irrimediabile. Ineluttabile. Mi immagino Hisaki raccogliere i cocci e riporli in una scatola di latta, rassegnato a dover fare a meno della ciotola a cena ma comunque sollevato all’idea di poter penetrare del pozzo degli occhi di Fujiko tra una bacchetta di riso e un’altra. Mi immagino Hisaki aprire la scatola di latta l’indomani, afferrare il tesoro che custodisce insieme a tutta pazienza che gli appartiene e ricombinare i cocci facendone aderire le estremità con una miscela di metalli preziosi che gli restituisce la ciotola nella sua piena funzionalità.
Una rottura è ineluttabile. Se mi rompo, mi frantumo e resto accantonata in cocci nella mia scatola di latta per un po’. Poi però posso scegliere: buttarmi via o ricostruirmi. Eva o Hisaki.
Ricostruirsi è un’arte laboriosa come quella del Kintsugi, nella quale la rottura stessa genera la polvere preziosa che ricostruisce i cocci, il dolore. Una volta rimessi insieme i pezzi della ciotola, le cicatrici preziose che ne solcano la superficie arricchiscono la ciotola ed arricchiranno anche me ed anche te che mi stai leggendo, se vuoi. E tutti e tre saremo più preziosi. Non meno belli, semplicemente diversi.


G.


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