Il palmo della mano abbraccia l’impugnatura fredda e nera. L’indice, prima cautamente appoggiato, imprime poi con decisione pressione sul grilletto. Il percussore accende l’innesco. La carica di lancio brucia e sprigiona gas che si espandono. Questi generano naturalmente molta energia, quella che basta a spingere il proiettile attraverso la canna. Lui la percorre tutta in qualche frazione di secondo, la canna lo direziona verso un bersaglio ma lui, prima di arrivarci, congiunge l’inizio e la fine della sua vita con un moto parabolico. Non va semplicemente dritto verso la sua meta perché viene leggermente deviato verso il basso dalla gravità. Ci va quindi parabolicamente verso la meta, la sua strada è curva, non dritta. Tu stai osservando tutto dall’esterno e nemmeno fai in tempo ad accorgerti che il proiettile ha iniziato la sua vita che l’ha già finita. Ti sembra veloce ed invincibile ed invece lui si sta piegando ad una forza incontrollabile, sua maestà la gravità, mentre cerca di vincere l’attrito con l’aria che lo rallenta. Allora ti immagini come sarebbe se ti sedessi su di lui, cavalcandolo senza redini e vivendoti insieme a lui quell’attimo della sua vita curvilinea. Pensi che non sarebbe molto comodo lissú e brucerebbe tutto. L’aria, un secondo prima così calma, diventerebbe un vento fortissimo che ti scompiglia violentemente i capelli e ti spinge indietro, facendoti perdere l’equilibrio. Pensi che avresti paura di cadere perché non avresti nulla a cui aggrapparti mentre il tuo corpo viene scaraventato all’indietro da una tromba d’aria dalla forza smisurata. Mentre stai pensando all’attimo prima di perdere l’equilibrio, provi ad immaginarti anche come sarebbe se invece il tuo corpo riuscisse, sforzandosi, a rimettersi in asse con il proiettile ed ad assecondare la sua corsa. I tuoi movimenti si sincronizzerebbero ai suoi e riusciresti a sentire anche tu tutto lo sforzo necessario a vivere quella vita. Insieme a quello, ciò che sentiresti bruciare più di ogni altra cosa sarebbe un’adrenalina sfrenata sprigionata da quella corsa che percorrerrebbe ogni parte del tuo corpo. Questa, l’adrenalina, domerebbe con fare da circense la paura di cadere che comunque resterebbe lì a farti compagnia ed a ricordarti che stai cavalcando senza briglie la vita di un proiettile che sfreccia ad una velocità ben al di sopra di quello che il tuo corpo potrebbe reggere. Te la immagini spaventosamente bella questa cavalcata senza punti d’aggrappo in cui l’unica cosa che ti mantiene in equilibrio sulla vita dell’altro sarebbe la tua capacità di adattarti alla sua dinamicità, di riuscire a tenere il suo passo senza inciampare e di non intralciare con il tuo peso la sua lotta con le forze che gli si oppongono, il tutto senza avere nulla a cui appoggiarti. Tu però lo sai che la traiettoria della tua vita non è così veloce e che il tuo corpo non riuscirebbe a restare in equilibrio fino alla fine della corsa ed infatti ad un certo punto ti lasci andare, permettendo all’aria di inondarti, spingerti forte indietro e scaraventarti in un limbo senza meta, simile a quello di una foglia durante la tempesta. Mentre cadi, avverti un senso di vuoto asfissiante, è una sensazione insopportabile e preferiresti schiantarti in fretta pur di porle fine, eppure ogni secondo di quella caduta dura un’infinità. Presto i tuoi desideri vengono ascoltati, senti finalmente l’impatto che mette un punto al vuoto che ti toglieva il respiro. Inaspettatamente non ti sei schiantato a terra, sei tutto intero e ti stai muovendo su un’altra traiettoria curvilinea. Quest’altra vita su cui ti sei schiantato accoglie il tuo corpo indebolito dalla caduta, trasportandolo delicatamente con se e dandogli modo di guarire. Anche se è diretto verso la sua meta, adegua la sua velocità alle tue forze così che tu non debba spingerti oltre quello che il tuo corpo può dare. Tu non hai più paura di cadere e, seppure all’inizio un po’ fioca, nel giro di poco inizi ad avvertire una calda adrenalina che accompagna il tuo viaggio. Torni ad osservare il tutto dall’esterno e ti ritrovi spettatore delle vite di infiniti proiettili che sfrecciano in tutte le direzioni, talvolta scontrandosi ed altre rincorrendosi e che disegnano insieme un incredibile scenario apocalittico. Osservandolo, ti chiedi tra quelle infinite traiettorie quale sarà la tua, consapevole del fatto che tra uno schianto ed un altro riuscirai comunque, per qualche momento, a stare in equilibrio.










































































G.

Lascia un commento