Il maledetto spirito del Natale

Come ogni anno, ad un certo punto anche quest’anno, una combinazione di aria gelida, lucine colorate, riesumazione di Mariah Carey, collant rossi, outfit per le feste e idee regalo proposte da algoritmi improbabili è venuta a bussare alla tua porta. Tu hai chiesto ‘chi è?’, hai accostato l’orecchio alla porta in attesa di una risposta e poi, in assenza di questa, ti sei avvicinato allo spioncino per vedere chi fosse. La reazione incontrollata del tuo corpo è stata un urlo acuto e prolungato, dominato dalle seguenti emozioni: sorpresa, spavento, orrore, caldo (caldo? Si, caldo), ansia, sollievo e poi di nuovo ansia. E ti sei chiesto ‘ma quindi è già arrivato QUEL momento dell’anno?’ e le vocine dell’altro lato della porta in coro ‘Si car*, it’s the most wonderful time of the year’. Salti indietro, non essendo ancora in grado di controllare il tuo corpo, ti ri-avvicini cautamente allo spioncino per essere certo di averci visto bene, ti giri di scatto ed infine appoggi la schiena alla porta, tenendoti a questa con le braccia leggermente aperte e guardandoti a destra ed a sinistra con fare circospetto per cercare una via di fuga. La individui quasi subito perché è proprio sotto pressione che le soluzioni più intelligenti vengono fuori. La tua soluzione geniale è questa: se la porta è bloccata, impedirai di sicuro a Mariah Carey, ai collant rossi, agli elfi, alle idee regalo ed a tutta la combriccola dello spirito del Natale di entrare. Allora, come prima cosa, dai qualche mandata di chiusura alla serratura. Poi prendi il tavolo dalla cucina e lo avvicini alla porta. Prendi tutte le sedie che c’erano attorno e le appoggi sul tavolo. Poi prendi il divano e lo spingi non senza sforzo verso la porta. Prendi i pesetti che ogni tanto usi per fare esercizi, e li appoggi sulle sedie (ti dici molto soddisfatto dell’ultima aggiunta perché figurati se lo spirito del Natale riuscirà a spostare il peso di una vita salutare, sportiva e in forma). Finita l’opera, sfreghi le tue mani assaporando il piacere della vittoria, ti versi un calice di vino e ti metti comodo per sorseggiarlo. Per terra, perché il divano l’hai spostato. Ti ritrovi così, seduto per terra, con un calice scintillante tra le mani, soddisfatto per non aver lasciato entrare nella tua casa il Natale, socchiudi gli occhi e ti lasci invadere in silenzio dal caldo intenso del vino rosso. ‘It’s the most wonderful time of the year‘ spalanchi uno dei due occhi ‘With the kids jingle belling and everyone telling you be of good cheer’ spalanchi anche l’altro e ti domandi da dove provenga questa melodia. Ti alzi e vai a controllare Alexa, probabilmente è partita in autonomia, data l’anarchia con cui risponde ai tuoi comandi di recente, ma quando ti sei avvicinato abbastanza alla mensola su cui si trova, ti rendi conto che è in pausa, non sta riproducendo nulla. Allora ti dai un colpetto alla testa perché forse sei solo tu che stai immaginando Andy Williams che canta e questo potrebbe essere un plausibile effetto della sventura recente. Un colpetto, poi due, poi tre ma niente, la melodia continua ‘It’s the hap-happiest season of all, with those holiday greetings and gay happy meetings when friends come to call’ e non riesci a capire quale sia l’origine. Afferri le cuffie ed avvii la tua playlist di comfort e ti avvii verso il tuo bicchiere per ripristinare esattamente da dove l’avevi lasciato quel momento di pace e serenità in compagnia di te stesso. Ma appena dopo il primo passo ti rendi conto che il tuo angolo di pace è molto diverso da come lo avevi lasciato. Infatti ora è tutto illuminato da piccole lucine colorate che si accendono ad intermittenza, qua e là alcuni piccoli elfi sono impegnati a fare cose, qualcuno prepara latte e biscotti e qualcun altro fa per mangiarli, mentre qualcun altro ancora si ingozza di marshmallow lasciando impronte in qualcosa che sei abbastanza certo essere neve finta. Un elfo ha messo una cannuccia nel tuo bicchiere e si gusta con piacere il vino che avevi lasciato dopo averci aggiunto un abbondante strato di panna montata e poggia i suoi piedi su un rotolo di carta da regalo in cui qualcun altro si è arrotolato. È comparso un albero di Natale con addobbi beige con sotto una torre indefinita di regali da impacchettare tra i quali riesci a abbastanza chiaramente distinguere un set di saponi da bagno profumati al mitico mix arancia e cannella, un paio di ciabatte da casa maculate, la macchina per fare il gelato in casa, degli gnomi da giardino ed una cornice elettronica. Impilati sul pavimento, diversi capi rossi, con le paillettes e le piume che sfumano nell’oro e nell’argento ed in sottofondo a tutto questo la musichetta che finalmente sai da dove proviene: un vinile del passato sta suonando in un grammofono scintillante. Decidi di scappare, allora corri verso la porta, ma questa è ancora bloccata dalla montagna di pezzi di arredamento che un secondo fa ci avevi accostato, allora fai per spostare il divano, ma sembra pesare molto più di prima e, riconoscendo a te stesso che non hai abbastanza forze per spostare tutto, ammetti di non avere altra soluzione: non puoi scappare dallo spirito del Natale.

Ti trascini sconfitto verso la tua camera, declinando con cattiveria l’invito dell’elfo a bere un po’ di quella deliziosa combinazione di vino e panna montata. Spalanchi la porta e capisci subito che anche quella parte della casa è stata contaminata infatti, nonostante la temperatura calda dell’appartamento, sta nevicando una neve soffice e finissima ed un piccolo trenino percorre una rotaia che gira tutto intorno al letto, esalando un pennacchio che profuma del maledetto mix di arancia e cannella. Sollevi la gamba per scavalcare il binario che ti sei ritrovato in camera e ti appoggi sul letto, distendendoti sulla schiena in modo da fissare il soffitto. E quindi è così, pensi, il Natale è qui, ma cosa te ne farai mai? In fondo un’idea di cosa farci ce l’hai ed è: sopravviverci. Dovrai sopravvivere alla città che, più trafficata del solito, si metterà tra te e gli inviti a cui arriverai in ritardo e, una volta arrivato, dovrai cercare di sopravvivere all’arroganza di domande scomode ed al vuoto incolmabile di assenze dolorose. Dovrai sopravvivere all’eccesso di vivande che ti vedrà prima oltremodo goloso e poi forse davanti allo specchio a constatare la tua peccaminosità. Dovrai sopravvivere ai legami difficili ed alle idee contrastanti che li rendono tali, seduti tutti insieme attorno ad un tavolo che invita a guardarsi in faccia ed a confrontarsi. Dovrai sopravvivere al peso dell’amore finito, appoggiato sotto l’albero insieme a tutti i regali e che, ingombrante com’è, non lascia spazio al calore di tutto il resto. Dovrai sopravvivere alla solitudine che sentirai perché sei lontano e non sei tornato o perché i posti vuoti accanto a te ti svuotano dalle emozioni. E poi, dovrai sopravvivere alle infinite ore in cucina ed all’odore di fritto di cui si impregneranno i tuoi vestiti ed i tuoi capelli, preoccupato come sei di non fare bella figura con i tuoi ospiti. Dovrai sopravvivere allo spirito ipocrita con cui ad ogni rinuncia fatta quest’anno, farai corrispondere un acquisto o un eccesso inutile, solo perché è così che si fa. Dovrai sopravvivere alle aspettative che, confuse tra gli altri ospiti, hanno gli occhi puntati su di te e ti guardano in attesa di qualcosa che al momento tu sai abbastanza chiaramente di non riuscire a dare. Dovrai infine sopravvivere a chi, anche ora che è Natale, lascerà che ti accontenti di una lunga fila di briciole perché non ha riconosciuto in te abbastanza valore da concederti l’intera pagnotta. Socchiudi gli occhi e fai un sospiro al sapore di arancia e cannella, constatando che mentre il piccolo trenino ha ormai girato intorno a te quarantacinque volte, un sottile strato di neve si è depositato su tutto il tuo corpo. Riapri gli occhi e realizzi che forse un modo per sopravvivere ad ognuna di queste cose ce l’hai già e che semplicemente finora non l’avevi visto con chiarezza. Realizzi che non c’è traffico che possa farti tardare se decidi di muoverti a piedi nella tua città e che non c’è risposta migliore di un sorriso sicuro per sottolineare al tuo interlocutore  l’arroganza delle sue domande. Realizzi che condividere del buon cibo e poi essere clemente verso ogni tuo difetto è la combinazione giusta per amare te stesso e che se applichi altrettanta clemenza and ogni legame difficile di cui sei uno dei due estremi, potrai trovare nel dibattito tra opposti un dialogo che ti arricchisce. Realizzi che, una volta scartato, l’enorme pacco dell’amore finito è vuoto, inconsistente, e fa presto ad essere compensato da tutto il resto dell’amore che ti circonda. Realizzi che qualunque sia il motivo per cui ti senti solo, c’è qualcuno con te che si sta impegnando a farti sentire la sua presenza e che sta passando ore ai fornelli ad impregnarsi dell’odore di fritto solo per renderti felice. Realizzi di avere il potere di scegliere a quali eccessi cedere e a quali invece resistere per contrapporre alla solita ipocrisia una coerenza rivoluzionaria, ma anche di non riconoscere in alcuna altra persona se non in te stesso la pretesa di avere delle aspettative sulla tua meravigliosa vita. Ed infine realizzi di essere consapevole del valore che hai e di tutto quello che sei e che né le briciole né l’intera pagnotta potranno mai definirti più di quanto lo faccia tu stesso.

Maledetto spirito del natale, l’anno prossimo almeno chiedimi il permesso di entrare, tanto lo sai che alla fine, in un modo o nell’altro, ti farai largo nel mio dicembre e probabilmente mi regalerai anche parecchi sorrisi (e ti prego di non portare neve finta che ora mi toccherà pulirla fino a capodanno).

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