Come ogni anno, ad un certo punto anche quest’anno, nella città in cui vivo hanno acceso l’interruttore di una lunga serie di installazioni luminose per ricordare a tutti che il Natale era alle porte, che era arrivato il momento di tirare fuori i maglioncini rossi con le immagini e le scritte di circostanza, che bisognava iniziare a fare spazio nelle agende alle cene degli auguri ed ai pomeriggi alla ricerca del regalo perfetto e che stelline, palline, ghirlande, brillantini, lucine intermittenti, alberelli e l’immancabile neve finta potevano finalmente iniziare a decorare le vite, le case, gli uffici e gli amori di tutti. Io quando hanno acceso l’interruttore, non c’ero. Mi sono persa quell’onda di propagazione di lucine che segnava il confine tra il buio di novembre e la luce di dicembre. Inoltre la mia agenda non aveva spazio per tutte quelle cose, infatti ogni pomeriggio era più o meno così: ore 16 autocommiserazione, ore 16.30 fissare il muro, ore 17 risolvere le fame nel mondo e non dirlo a nessuno, ore 17.30 ginnastica, ore 18.30 cena con me stessa (questo non potevo rimandarlo ancora), ore 19 lottare contro il disprezzo per me stessa… insomma l’agenda era piena ! No aspetta, questa era l’agenda del grinch, non la mia. Dovevano essersi scambiate quando sono andata a trovarlo in streaming una domenica triste di dicembre e mi faceva troppo ridere pensare che ora la sua agenda, comunque piena, era più o meno così: ore 6.00 pilates, ore 8.00 lavoro, ore 12.00 pranzo con Cri, ore 13.00 lavoro, ore 17.00 danza classica, ore 18 visita appartamento, ore 18.30 estetista (questo non potevo rimandarlo ancora), ore 19.30 preparare cena e pranzo per domani, ore 20.30 cena, ore 21.30 scrivere un po’. Immaginando il Grinch saltare come un flipper dalla lezione di danza classica alla seduta dall’estetista ed essendomi beccata invece l’autocommiserazione delle 16.00 ed il disprezzo per me stessa delle 19, mi trovavo a chiedere se esistesse da qualche parte un interruttore per accendere il mio spirito del Natale. Forse dovevo solo cercare l’interruttore che facesse al mio caso e così ho iniziato a passare in rassegna una serie di stratagemmi, sperando che qualcuno di questi avrebbe acceso il mio spirito del Natale. Infatti come prima cosa sono andata dal sindaco della cittadina in cui vivo e gli ho chiesto se per caso potessimo solo per un attimo spegnere tutte le luci della città per poi riaccenderle, nella speranza che lo spettacolo luminoso potesse risolvere il mio ‘problema spirituale’. Lui aveva accettato di buon grado la mia proposta, prendendo a cuore la questione, a patto di non disturbare lo spirito del Natale degli altri cittadini. Così una notte ci eravamo dati appuntamento nella piazza con il grande albero di Natale e lui si era presentato con una lunghissima prolunga alla cui estremità c’era un enorme interruttore che mi aveva porto con galanteria. Io l’avevo spinto verso ‘off’ ed il buio più totale era sceso sulla città. Poi avevo contato fino a tre e l’avevo riacceso. Dalla punta dell’albero tutte le lucine si erano accese una dopo l’altra, lasciando che la luce si diffondesse per tutta la città, come una ola gigante e senza fine. Quello spettacolo era bellissimo e, sebbene fossimo riusciti ad accendere tutte le luci della città, non eravamo riusciti ad accendere la cosa più importante di tutte, il mio spirito del Natale. Un po’ delusi, ci eravamo congedati con un saluto mentre io provavo senza riuscirci a non inciampare nella prolunga che il sindaco assonnato trascinava verso la sua casa. Anche se questo tentativo era andato male, ero decisa a non darmi per vinta. Anzi, al contrario, volevo davvero accendere il mio spirito del Natale. Quindi l’indomani ero andata a comprare un piccolo albero di Natale con quindici metri di lucine ed ottanta palline e, dopo innumerevoli giri attorno al piccolo alberello, mi sfregavo soddisfatta le mani e mi preparavo ad infilare la spina nella presa, respirando profondamente come un’atleta prima della gara. Avevo chiuso gli occhi, poi ne avevo riaperto uno solo per riuscire a centrare i buchi ed una volta fatto, avevo riaperto anche l’altro ed avevo osservato con meraviglia quel piccolo albero sovraccarico e luminosissimo nel mio salotto buio. Purtroppo però dentro di me neanche l’ombra dello spirito del Natale che sembrava non essere affatto stimolato dai miei tentativi di alimentarlo.
Senza demordere, avevo pensato che forse c’era ancora spazio per un ultimo tentativo: non poteva esistere infatti posto migliore per trovare l’interruttore del mio spirito del Natale dei tenerissimi mercatini di Natale spuntati come funghi in tutti i paesini attorno al mio. Allora prendo un treno, raggiungo quello più bello e grande di tutti e saltello verso l’ingresso con le mani improvvisamente impegnate a mantenere un bicchiere di vin chaud ed uno strudel. Tra un morso ed un sorso, mi posiziono accanto alla migliore combinazione di luci, musica e profumi che trovo, chiudo gli occhi e rivolgo il mio viso verso tutto ciò, come quando al mare cerco di prendermi tutti i raggi di sole che posso (ora che sono over 30 con la SPF50+). Con il viso proteso verso l’alto, gli occhi socchiusi, in attesa e speranzosa vivo quelle spettacolo meraviglioso per tutti i sensi (tranne il tatto, quello era stato messo ko dal freddo) chiedendomi come fosse possible che dentro di me non si accendesse ancora nulla. Appena mi rendo conto che anche questo tentativo non aveva funzionato, dò un ultimo morso allo strudel ed un ultimo sorso al vin chaud e me ne torno nel mio salotto illuminato solamente dal piccolo albero sovraccarico di luci e palline che aveva iniziato a prendere le sembianze di una palla da discoteca. Mi appoggio sul divano, mi copro con il plaid ed inizio a scegliere le prime parole di un post di Natale, chiedendomi come avrei mai potuto emozionare te se dentro di me tutto era così brutalmente spento. Non trovando le parole, cerco almeno le immagini, quindi apro la galleria ed inizio a sfogliarla a ritroso nel tempo. Lei mi porta seduta dietro ad una cioccolata calda che mi coccola insieme alle chiacchiere confortevoli e rassicuranti che mi fanno dimenticare le sabbie mobili in cui mi sembra di stare vivendo. Poi mi prende e mi trascina in un pomeriggio di fine estate nella foresta che finisce sul lago, ferma ad osservare la pace dell’acqua mentre lascio che in un’altra lingua qualcuno mi aiuti a capire cosa c’è dentro di me. Mi trovo subito dopo nella mia città del cuore con le mie persone che no, non si sono dimenticate di me, nonostante non sia più ogni giorno con loro, mi accolgono con un abbraccio ed un calice e mi insegnano che non ci sono distanze che possano allentare legami veri e profondi e che quella città ha un’unica regola, ovvero che di notte sei viva e puoi conquistare tutto quello che vuoi, proprio tutto, o almeno è quello che ti lascia credere. Scorro ancora e torno ad una domenica un po’ triste che smette di esserlo perché intorno alla mia tavola ci sono delle persone fantastiche che riempiono il mio cuore, la mia casa e la mia vita. Scorro ancora e rivivo un momento triste, il viso coperto dalle lacrime e la sensazione di stare sbagliando tutto. Mi fermo in quel momento e lascio che alche il dolore abbia il suo spazio, riconoscendogli il merito di avermi portata esattamente dove sono adesso. Infine, metto via il cellulare, mi rendo conto che è arrivato il Natale, mio padre mi ha preparato una spremuta d’arancia e decide di fare definitivamente fuori i miei muscoli portandomi a correre nelle campagne della nostra città , inseguendo gli stormi che volano sulle nostre teste. Mamma mi dà un bacio sulla guancia mentre chiede ad alexa di mettere della musica che le piace e mio fratello accoglie i racconti del tempo che non abbiamo condiviso e mi ricorda quanto mi manca l’energia che solo lui sa mettere nella portata principale dei pranzi insieme. D’improvviso sento una sensazione calda dentro di me e non la riconosco. Sarà il vino ? Il reflusso gastrico ? O forse i quindici gradi ed il sole in ‘inverno’? Ah no, aspetta, forse è così che ci si sente quando lo spirito del Natale è finalmente acceso ! Ma quindi non servivano interruttori speciali e tutto quello di cui avevo bisogno era proprio lì, nella mia tasca, nei miei ricordi e nel mio presente… spero proprio che ora che anche tu lo sai, possa fermarti un attimo soltanto a ricordarti le che le cose magnifiche che rendono il tuo Natale speciale, non devi andarle a cercare in nessun posto particolare, sono già lì, proprio dentro di te.
Buon Natale












































































































G


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