Ti va di fare un viaggio ?
Andiamo ad un concerto in cima ad una montagna?
Facciamo serata anche oggi?
Andiamo al museo ?
Facciamo colazione al Lumiére guardando una pellicola restaurata in lingua originale?
Facciamo aperitivo?
Andiamo a correre?
Camminiamo fino a monte Donato per una grigliata?
Facciamo una scampagnata?
Andiamo ad arrampicare?
Giochiamo a basket?
Vieni a fare una passeggiata a Bolo dopo lavoro?
Vieni a vivere con me?
Domande ordinarie che in questo momento straordinario hanno finito per diventare straordinarie. E le rispettive risposte, che nell’ordinaria quotidianità avrebbero propeso equamente per un si o per un no, ora che nulla è concesso si riducono ad un quasi unanime “SI”. Curiosa, la mente dell’essere umano eppure a suo modo così scontata, sempre tesa a godersi le cose nell’attimo in cui le sfuggono e raramente quando sono lì a portata di mano. Ci affanniamo così tanto nella ricerca di ciò che non abbiamo che spesso nemmeno ci accorgiamo di quante opportunità buttiamo via solo perché non le abbiamo viste per quello che erano: chances. Mi sento un po’ incoerente nel dare alle opportunità quest’accezione positiva perché quando sono al lavoro e mi sono “appena guadagnata un’opportunità”, mi sono guadagnata di conseguenza non poche rotture di coglioni. Ma forse sta anche lì la bravura, nel saper distinguere una potenziale rottura di coglioni da una potenziale chance di miglioramento (adesso basta usare la parola opportunità).
Ed io sono brava?
No.
E voi, siete bravi?
Mi domando perché ci si lascia sfuggire le cose facendole scivolare via come se fossero i granelli di una cascata di sabbia. Ci sfiorano le dita ma non si lasciano afferrare. Mi rispondo che a volte ci lasciamo guidare dalla paura come se fosse un pilota automatico che ci muove come marionette, un movimento rigido dopo l’altro. E così diventa più chiaro anche perché ci lasciamo sfuggire le cose come se fossero granelli di sabbia: come si fa a trattenere un minuscolo granello se si inciampa di continuo nei fili tesi dall’inesperta marionettista ? Non si fa. Finisce che lasciamo andare i granelli di sabbia esattamente come noi ci lasciamo andare alle nostre paure. E così non viaggiamo, non andiamo ai concerti in cima alle montagne, non facciamo serata, non andiamo al museo, non facciamo colazione al Lumiere guardando pellicole restaurate, non facciamo aperitivo, non andiamo a correre, non camminiamo fino a monte Donato, non facciamo scampagnate, non arrampichiamo, non passeggiamo nella bella Bolo dopo lavoro e non facciamo scelte importanti. Lasciando quindi che il vuoto scaturito dalla paura riempia gli spazi riservati ai possibili fallimenti e alla felice consapevolezza che li segue.

































G.
G.



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